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La Station Wagon che porta il Natale a casa
Tommaso schiacciava il naso contro il vetro della finestra, guardando fuori con l’aria abbattuta. Il vento soffiava rumoroso e il cielo era coperto di nuvoloni grigi. “Che c’è Tommy?”, gli chiese suo padre Giuliano, osservandolo dalla scrivania. “Mi annoio”, rispose il bambino facendo scorrere sul davanzale un modellino di Station Wagon rosso e giallo con un abete sul tettuccio. Il padre allora tirò fuori dalla libreria un vecchio album di foto e gliene mostrò alcune. “Sono io?”, chiese Tommy stupito indicandone una, “Ma chi è questo signore?”. Il padre sorrise: “No. Sono io. Ci somigliamo, vero? E questo è zio Joe, uno dei fratelli maggiori della nonna”.
“Zio Joe era partito per l’America poco dopo la mia nascita e così, quando tornò a casa dopo un po’ di anni, sia io che i miei cugini lo guardavamo con diffidenza. Era arrivato con una macchina proprio come questa”, e indicò il modellino, “Si era fatto crescere i capelli e parlava con un accento strano. Un giorno che ci vide un po’ scocciati, perché eravamo a casa da scuola per le feste e non c’era molto da fare, ci invitò a fare un giro in auto con lui. Mise in moto e iniziò a cantare in inglese e io non capii che poche parole. Dopo un po’ uscimmo dalla città. Ci portò dove lui e la nonna erano cresciuti da bambini. Nonostante fosse dicembre avanzato ricordo un cielo azzurrissimo, coperto solo da un po’ di nebbiolina. Intorno a noi pian piano tutto diventava verde. Eravamo in aperta campagna. Ad un tratto dal finestrino vedemmo addirittura le mucche al pascolo. Zio Joe si fermò poco più avanti, abbassò il cofano e ci lasciò sedere con le gambe penzoloni e una coperta addosso per scaldarci. Stava aspettando qualcosa”. “Cosa?”. “Nella pianura in lontananza ad un tratto vedemmo correre una mandria di cavalli. Non li avevo mai visti da così vicino. L’ultimo ci guardò anche per qualche secondo, prima di correre via insieme agli altri. Poi zio Joe riaccese il motore e salì più alto fino ad un boschetto. Tagliammo un piccolo abete, lui lo caricò sul tettuccio dell’auto e poi a casa lo addobbammo tutti insieme. Credo sia stato uno dei giorni più belli della mia vita”. Tommaso guardò il modellino che aveva tra le mani. Lo sollevò verso il padre. “Mi ci porti?”.
Modellino vintage di Station Wagon con carico di abete innevato e pacchi regalo
Ogni chilometro percorso in auto è fatto di sogni, aspettative, impegni presi e ci porta un po’ più più vicino alla meta. La Station Wagon Detroit è ispirata ad un’automobile americana degli anni Sessanta di cui, in pennellate uniformi stese a mano sulla latta, combina il rosso fiammeggiante della carrozzeria con il giallo e il marrone degli inserti sulle portiere e sul cofano posteriore mentre, sulla capote anteriore, c’è il telaio in rilievo grigio, con una sfumatura argentata. Sbirciando dai finestrini si intravedono il volante e gli interni sobri: una cornice su un’altra epoca in cui si gioiva per le piccole cose. Sul tettuccio dell’auto ci sono sistemati un abete verde dalle punte innevate coricato, che una volta arrivato a casa verrà presto addobbato allegramente, e tre pacchetti, bianco, verde e celestino, chiusi con un fiocco rosso. Tra un po’ la Station Wagon Detroit si metterà in moto e partirà alla volta della sua destinazione: il Natale.
Materiale | Metallo |
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Colore | Rosso |
Larghezza | 26 cm |
Profondità | 12 cm |
Altezza | 18 cm |